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Sulla sicurezza

Il problema della sicurezza, nel nostro Paese, nonostante il suo procedere sopra le righe e l’enfasi che di volta in volta accompagnano dibattiti e discorsi, è reale. Per i cittadini dei piccoli comuni il fattore generante il senso di insicurezza è la micro-criminalità. Per il 52% di chi vive in un borgo il senso di incertezza è strettamente legato allo sviluppo e all’affermarsi dei fenomeni che incidono sul vivere quotidiano e non tanto i grandi eventi criminali come mafia, camorra o terrorismo.

Una parte minoritaria di persone, lega il tema dell’insicurezza anche ad altri fattori, come le difficoltà economiche. Un rapporto di origine che non nega la valenza delle paure da micro-criminalità, ma offre un quadro più ampio in cui collocare l’aumentare della percezione di insicurezza.

Questo elemento di insorgenza, il radicare nel disagio sociale, nelle difficoltà economiche, il tema sicurezza è maggiormente segnalato dalle persone che vivono nei piccoli centri, rispetto ai cittadini metropolitani. Il tema della micro-criminalità è maggiormente avvertito al Nord, mentre è meno presente nelle regioni del Sud dove si fa sentire maggiormente il peso della criminalità organizzata. Il problema della micro-criminalità è più avvertito dalle persone che hanno una condizione economica agiata o tranquilla, mentre è avvertito in tono minore dalle persone povere o che vivono difficoltà economiche.

Distinzioni esistono anche in base all’età. Il tema della insicurezza da micro-criminalità assume, nel nostro paese, soprattutto nei borghi, significati peculiari. Appare, in primis, come un fenomeno che “rompe la serenità comunitaria”.

In seconda battuta assume i contorni di un “fenomeno di rottura dell’intimità”. La percezione del disagio da insicurezza è maggiore in quelle realtà piccole in cui gli standard di vita, i ritmi e il modello di esistenza sono caratterizzati da alti livelli di quiete, da una dimensione rasserenata e rilassata di esistenza, da una peculiare estraneità a forme caotiche tipiche delle aree metropolitane. Nei piccoli centri, pertanto, non sono maggiori i reati, ma è minore la soglia di accettabilità dei fenomeni di micro-criminalità. Il che rende il livello di disagio decisamente più alto e il tema sicurezza ancor più vitale per la qualità della vita.

L’insicurezza nei piccoli comuni è forgiata dalla capacità che alcuni reati, alcune presenze, hanno di ridurre la percezione di libera fruizione degli spazi in cui le persone vivono. E’ alimentata dalla capacità che hanno alcuni fattori, come l’immigrazione, gli atti vandalici, ma anche la tossicodipendenza o la presenza di rom, di ridurre il senso di armonia locale, di violarne lo stile di vita.

La percezione di insicurezza nei borghi non è astratta.

Rispetto a chi vive nelle aree metropolitane in queste realtà sono vissuti come meno preoccupanti gli scippi, la presenza della criminalità organizzata, le violenze sessuali, la presenza di aree degradate.

I cittadini dei borghi hanno una visione a tutto campo della sicurezza. In aggiunta alla tutela della vita e dei beni, richiedono libertà e tranquillità individuale, tutela della salute e della capacità produttiva, pace sociale e qualità dell’ambiente. Provvedere alla sicurezza personale non basta, poiché l’individuo desidera estendere i fattori di sicurezza a tutta la comunità.

La sicurezza di una comunità è un problema complesso. Tocca aspetti importanti della sfera individuale, sociale, economica ed ambientale, cui bisogna dare una risposta politica e sociale prima ancora che operativa.

Il concetto di sicurezza si è evoluto nel tempo. Se prima era legato in primis ai fatti criminosi, oggi include molti fenomeni connessi al disagio dei cittadini nell’uso degli spazi pubblici.

La domanda di sicurezza comprende un ampio arco di fattori come:

  • il rischio effettivo di essere vittime di intimidazioni, aggressioni o atti violenti;
  • il disagio e la debolezza determinati dalla rottura dei codici di comportamento della civile convivenza (atti di vandalismo, ecc.);
  • il disagio generato dal degrado dei codici tradizionali di cura del territorio (cura del verde, pulizia, presenza di vigilanza sulle strade);
  • la percezione di insicurezza cagionato da fattori e rischi ambientali;
  • la paura come forma soggettiva e mediale, non legata all’aumento del rischio reale nel luogo, ma derivante da fattori più ampi (e spesso lontani dal contesto specifico) e dal bombardamento mediatico.

La domanda di sicurezza, quindi, investe un vasto settore di interventi e azioni, ben più ampio del solo controllo del territorio o della repressione della micro-criminalità e include l’area grigia dell’inciviltà; la qualità del tessuto urbano e ambientale; la cura e la vitalità dei centri e delle periferie, nonché lo sviluppo e la forza delle reti relazionali.
(Fonte: I piccoli comuni e la sicurezza, CittaItalia Anci Ricerche, settembre 2008)

L’approccio strategico, quindi, più utile nei piccoli comuni è quello di costruire un piano di azioni locali che, partendo dall’ascolto e condivisione dei cittadini, possa generare risultati concreti e a breve portata, evitando così iniziative a volte troppo retoriche che possono deludere le aspettative reali della comunità.

In merito alla salute

La qualità di vita di un borgo è un fattore fondamentale di promozione della salute. La vita di comunità (l’ambiente, la qualità delle risorse, il patrimonio relazionale) è oggettivamente un contesto agevolatore di standard di salute migliore. Tuttavia sono molteplici i fattori esogeni che influiscono su questo contesto riducendone, in talune casi, la qualità.

I borghi, soprattutto quelli montani, hanno una popolazione costituita prevalentemente da anziani.

Questa fascia di popolazione è sottoposta maggiormente alle malattie croniche e della disabilità. Si tratta di problemi di non facile gestione che vanno incardinati nel panorama di riduzione delle risorse, deficit sanitario e profonda trasformazione dell’offerta della prestazioni.

Infatti il panorama dell’offerta di prestazioni sanitarie è radicalmente cambiato; la rete ospedaliera italiana, caratterizzata fino a pochi anni fa da un sistema diffuso di piccoli ospedali, è soggetta ad un forte ridimensionamento non solo per questioni economiche ma anche per motivazioni di efficacia e qualità delle prestazioni. Molti piccoli ospedali locali da una parte hanno rappresentato un riferimento soprattutto per le comunità distanti dai grandi centri, e dall’altra sono stati fonte di inefficienze e costi senza adeguati riscontri di standard qualitativi. La politica di razionalizzazione del sistema ospedaliero peraltro, prevede i presidi che dovrebbero sopperire agli effetti della chiusura del piccolo ospedale, ovvero i distretti, gli ospedali di comunità o l’assistenza domiciliare.

La nuova fase di programmazione, tuttavia, presenta notevoli difficoltà e sul territorio nazionale vi sono situazioni estremamente diversificate ove la risoluzione dei problemi dell’efficienza e dell’efficacia delle politiche sanitarie spesso presenta gravi ritardi.

La gestione della malattia cronica, il controllo clinico laboratoristico, la piccola e semplice diagnostica per immagini ed un primo soccorso, non necessitano di strutture di elevata complessità ed i relativi risparmi possono essere indirizzati sul potenziamento della rete di assistenza domiciliare o sui distretti.

Resta inteso che l’emergenza sanitaria va coperta da un sistema efficiente ed efficace secondo i più moderni criteri. Il potenziamento del 118 quindi, attraverso le economie derivanti dal taglio delle inefficienze dei piccoli ospedali, deve essere la logica conseguenza, garantendo un trasporto rapido (entro un’ora la “golden hour”) anche dalle zone più impervie verso un centro attrezzato per diagnosticare e trattare adeguatamente un caso complesso.

Questi presupposti di carattere generale vanno affiancati da un’azione locale di ogni Amministrazione comunale per integrare queste complesse direttive; ad esempio, nell’ambito dell’emergenza un supporto essenziale può essere rappresentato dalla protezione civile fornita delle tecniche elementari di rianimazione cardiopolmonare meglio se integrate dalla defribillazione precoce con i moderni sistemi semiautomatici, facilmente gestibili anche da personale non sanitario.

Ma l’aspetto più incisivo e particolare del ruolo socio sanitario che compete al Comune, risiede nella prevenzione dei disagio sociale legato alla solitudine, alla ipomobilità e ai problemi economici.

L’assistenza domiciliare in tal senso riveste un ruolo fondamentale ed essenzialmente preventivo, coniugando l’assistenza in senso stretto (terapie farmacologiche domiciliari, riabilitazione) con le azioni volte a combattere il disagio e l’isolamento che prima o poi potrebbe sfociare in un’emergenza sanitaria vera e propria (incidente domestico, malnutrizione, prevenzione delle complicanze del diabete, ecc.). Non sono trascurabili poi le opportunità offerte dalla tecnologia per il monitoraggio di situazioni “a rischio”; il telesoccorso è già una realtà ma crescono al suo fianco le potenzialità della telemedicina, oppure del controllo visivo attraverso webcam. Per l’applicazione pratica di tali opportunità è fondamentale il ruolo delle infrastrutture di cui un Comune deve dotarsi.

E’ da ritenere scontato poi l’impegno che le Amministrazioni devono mettere nell’abbattimento delle barriere architettoniche, fatto questo ancora oggi troppo trascurato.

In conclusione i piccoli borghi posseggono potenziali caratteristiche per una buona qualità di vita che si riflette in buone condizioni socio sanitarie, ma molto deve essere fatto per integrare l’azione delle autorità sanitarie sovra comunali soprattutto nel portare vicino alla popolazione (anziana, disabile) le opportunità della moderna assistenza sanitaria.