
L’Italia sta vivendo una lunga “agonia istituzionale” in cui cittadini, amministrati e amministratori di Enti locali e Regioni sono investiti dal gioco di riforme auspicate, riforme promesse e controriforme.
L’evoluzione dei piccoli comuni è estremamente legata al futuro dell’ordinamento delle autonomie locali.
Le Regioni assumeranno sempre più un ruolo centralistico, che influirà pesantemente sulla vita dei piccoli comuni (soprattutto sul terreno della salute), per cui il decentramento è a rischio: il piccolo comune potrebbe avere un interlocutore diverso ma della stessa qualità, cioè la Regione invece dello Stato.
In questa prospettiva mancherebbe quindi qualsiasi vantaggio sul terreno dell’amministrazione, poiché:
Le politiche pubbliche hanno notevoli possibilità di incidere sulla situazione dei borghi: se si concentrassero ad accompagnare e sostenere le qualità e le eccellenze locali, potrebbero essere in grado di creare sviluppo e dinamismo economico.
Nonostante la grande differenziazione delle situazioni in cui i piccoli comuni si trovano, i policy maker dei diversi livelli amministrativi è auspicabile che tendano a compiere scelte per l’insieme di tali comuni e non per singole realtà.
Tuttavia l’Italia continua a rappresentare un “laboratorio” di interesse internazionale per la sperimentazione dell’unione fra comuni: questa, infatti, è un’esigenza sentita in molti paesi, anche fuori dall’Europa. La forza dell’esperienza italiana, se implementata e resa virtuosa, può divenire una strategia di governo del territorio, innovativa e promettente poiché, superando ipotesi di pressione coercitiva verso la fusione fra enti, dedica attenzione all’analisi dei bisogni, alla partecipazione delle comunità e alla ricerca di economie di scala che si possono riverberare anche sul piano della qualità sociale. In Italia, infatti, le comunità locali ritengono che l’annullamento completo dell’identità di un comune, anche molto piccolo, sia una perdita di cultura e anche una cosa inutile.
Tuttavia per favorire l’integrazione e l’unificazione dei servizi sono in atto forti iniziative per l’aggregazione dei piccoli municipi, i quali dovranno riconcepire il loro modello amministrativo.
Risulta quindi fondamentale che il dibattito politico sul federalismo giunga anche a considerare l’importanza dell’unione di comuni basate sul mantenimento dell’identità del municipio.
L’avanzamento della riforma federalista delle Autonomie locali, quindi, dovrà essere ispirata da principi di “sussidiarietà” e di “responsabilità”. La coesione fra i piccoli comuni farà nascere una nuova dimensione del locale.
Adottare la soluzione dell’unione è un valido modo per garantire servizi di base (come la presenza della scuola elementare) di cui altrimenti gli abitanti dei piccoli centri sarebbero privi.
Attraverso l’aggregazione infatti è possibile ottimizzare risorse e servizi che sono stati gestiti finora singolarmente. In questo senso sarà possibile pensare a “reti di comunità” che, essendo situate in contesti territoriali morfologicamente omogenei e culturalmente coerenti, potranno sviluppare elementi di valore aggiunto con ricadute nettamente maggiori in termini di “offerta” territoriale e di attrattività interna per i loro cittadini.
Anche le nuove tecnologie dell’informazione consentiranno di mantenere le identità dei Comuni creando economie di scala per gli aspetti amministrativi favorendo così una governance più evoluta ed incisiva.
La dimensione politico-amministrativa è decisiva nel determinare il destino delle piccole comunità. La qualità dell’amministrazione locale rappresenta infatti un fattore differenziale importantissimo.
Le amministrazioni locali avranno una gestione particolarmente difficile poiché saranno sempre più chiamate ad affrontare in prima persona problematiche sino a ieri demandate alla politica nazionale.
Le attese norme sul federalismo, infatti, dovranno interrompere l’incessante riduzione delle risorse finanziarie per i piccoli comuni, al fine di evitare la minaccia di ulteriore riduzione dei servizi ai cittadini soprattutto alle fasce più deboli ed isolate.
Una corretta dotazione di risorse finanziarie trasferite e una equilibrata autonomia fiscale devono divenire i pilastri di un federalismo intelligente, solidale e rispettoso del principio (condiviso da tutti) che i borghi e le loro comunità devono continuare ad esistere e a svilupparsi poiché sono formidabili “presidi” del territorio e agenti di valorizzazione dei patrimoni culturali, ambientali e produttivi di cui l’Italia è ricca.
Un miglioramento della governance dei piccoli centri (soprattutto attraverso l’associazionismo fra comuni) rappresenta uno strumento cruciale per la riduzione delle incertezze e delle paure dei cittadini.
L’apertura alle innovazioni rafforzerà gli abitanti delle comunità più piccole, corroborandone le speranze. Nei piccoli comuni, anche disagiati, rimarrà inoltre più forte la possibilità di controllare, almeno in parte, il proprio destino, rispetto a chi, abitando nelle zone più degradate dei grandi centri, sarà molto più condizionato dal contesto. A parità di reddito o di cultura, le fasce più deboli della popolazione (come, ad esempio, gli anziani) avranno nei piccoli centri maggiori opportunità di costruire il proprio futuro; ciò, soprattutto dai punti di vista:
In questo contesto sarà, altresì, importante agevolare la costruzione di reti locali di cittadini nelle comunità e reti fra comunità nelle aree vaste. Un processo che valorizza le risorse e le differenze locali. La costruzione di un nuovo rapporto tra eletti ed elettori per un nuovo protagonismo democratico può diventare un vero antidoto alla globalizzazione economica, alla paura, all’insicurezza per il futuro.
Questo processo può essere attivato con nuovi istituti di decisione che affianchino quelli tradizionali di democrazia delegata, allargati al maggior numero di attori sociali che formano la comunità.
Gli istituti decisionali della nuova cittadinanza comunitaria dovranno prevedere:
Le nuove infrastrutture locali di concertazione, consultazione, decisione e gestione dovranno produrre un importante passaggio di mediazione tra eletti ed elettori. Un protagonismo sociale dal basso che affianchi il Sindaco, la Giunta o il Consiglio Comunale e contribuisca alle decisioni comuni.