
Nonostante gli effetti della globalizzazione, le società occidentali continueranno a sentire il bisogno di manifestare in modo forte le emozioni collettive.
Poche scintille giuste che scoccheranno all’altro capo del mondo saranno capaci di generare immense mobilitazioni di massa. L’umanità continuerà ad avvertire il bisogno di valori, come punti di riferimento capaci di dare senso alla nostra presenza universale.
Continueremo, infatti, a vivere in una società di equilibri, di mediazione fra i nostri valori e quelli degli altri. Nei borghi, nei prossimi anni, si chiederà più sicurezza ma aumenterà anche la capacità di capire e di riflettere sugli altri. Si diffonderanno i valori tipici del set post-materialista, ma il valore della famiglia rimarrà un riferimento fondamentale.
Un altro valore persistente nelle piccole comunità è quello del rispetto degli altri e del bisogno di valorizzare l’esperienza personale (professione, lavoro, ecc.).
L’ambizione individuale, indotta dai miti televisivi e dal consumismo, pur presente, è però ricondotta, nei piccoli comuni, ad un senso collettivo del fare e del vivere nella norma, focalizzandosi sui valori, che ne attenua le valenze negative.
Nei borghi si stanno affermando sempre più i valori dell’apertura culturale al mondo e dell’ospitalità.
In futuro i nuovi valori passeranno attraverso una prassi quotidiana, che nelle piccole collettività sarà un’esperienza largamente condivisa:
I piccoli comuni in grande maggioranza saranno sostanzialmente più “accoglienti” mentre le realtà che avranno la tendenza a chiudersi saranno a maggiore rischio di declino e di povertà. Fare ed essere comunità in luoghi a misura d’uomo, aiuta ad affrontare lo sgomento legato al clima generale del Paese e nei borghi non si spegneranno le iniziative e la ricerca di prospettive per il futuro.
La forza e il valore del patrimonio culturale e relazionale locale, anche quello che si andrà a costruire con i nuovi cittadini, vengono e verranno sempre più percepiti come un’ancora e una risorsa cruciale delle comunità dei borghi per affrontare le paure:
I borghi sono potenzialmente in grado di essere sia globali che locali, poiché i beni culturali e relazionali presenti nel territorio hanno un valore universale. Ma perché questa potenzialità si esprima effettivamente non sarà sufficiente padroneggiare i linguaggi appropriati per comunicare sul piano globale.
I borghi dovranno dimostrare di sapere affrontare la deriva dell’annichilimento all’interno di una globalizzazione senza identità. Le antiche tradizioni, anche assumendo i caratteri della spettacolarità per essere offerte ad un turismo che sempre più si alimenterà di eventi forti, continueranno a rappresentare originali impianti culturali ma dovranno arricchirsi di nuovi stimoli e suggestioni, anche provenienti dall’esterno. La gastronomia locale, spesso rivalutata anche dai giovani, diventerà sempre più “colta archeologia”. Le produzioni agricole tradizionali reintrodotte selettivamente nei territori, rappresenteranno sempre più la riappacificazione fra l’uomo e l’ambiente, suggellando il “reciproco interesse” nel riequilibrio dei rapporti, ora spesso minati.
La spinta alla produzione culturale oggi presente nei borghi e che ha nelle associazioni o reti associative locali un grandissimo punto di riferimento, in particolare nella valorizzazione delle tradizioni e nel “racconto” del territorio, rappresenta uno stimolo importante anche per il futuro. Ma ciò non basterà a superare del tutto, nei prossimi anni, la tendenza alla passività della cultura locale rispetto a quella esterna e globale. Dovrà affermarsi la varietà dell’offerta culturale e saranno decisivi il contributo, l’attenzione e la vivacità delle giovani generazioni, la volontà di mettersi in gioco per contribuire sia alla salvaguardia che all’evoluzione della struttura sociale, economica-produttiva ed ambientale dei borghi e dei loro contesti.