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È in atto una interessante fase di riduzione della tendenza storica all’impoverimento demografico nei piccoli comuni. Già oggi e nei prossimi anni molti piccoli comuni saranno interessati da nuovi flussi di mobilità. I nuovi cittadini dei borghi hanno diverse origini, condizioni sociali, età, occupazioni, professioni, motivazioni, speranze o depressioni, comunque bisogni e desideri. 

Sono spinti da ragioni economiche, da un alto tasso di inquinamento urbano, dalla ricerca di condizioni di vita migliori, soprattutto contesti capaci di ricentralizzare il ruolo della famiglia; dalla ricerca di uno “stile di vita” e di valori più vicini all’ambiente naturale e volti alla sostenibilità.

Nei borghi si sono trasferite e si trasferiranno persone che potranno svolgere da lontano il proprio lavoro, in quanto internet rende possibile la lontananza dal “centro” e consente di ridurre la necessità di pendolarismo quotidiano con le grandi città. Questa tendenza sarà favorita dal progressivo annullamento del digital divide e dalla diffusione di servizi evoluti grazie all’innovazione tecnologica. La tendenza a spostare la residenza in un piccolo paese, pur mantenendo il lavoro in città, si diffonderà in modo abbastanza omogeneo, trasversalmente ai diversi gruppi sociali.

La popolazione di diversi piccoli comuni crescerà anche perché al termine dell’età lavorativa molte persone rientreranno nel proprio paese, sia per ragioni economiche, che per vivere in un luogo sicuro dove finalmente essere protagonisti. E anche i piccoli comuni vivranno, seppure lentamente, i fenomeni di frammentazione del modello tradizionale familiare, con la nascita di famiglie mononucleari.

Nei borghi già da tempo si indirizzano forze lavorative provenienti da paesi extracomunitari che trovano vantaggioso, per ragioni economiche, radicarsi fuori dalla grandi aree urbane; hanno un impiego nei centri vicini o una occupazione nelle attività agricole e pastorali, via via abbandonate dalle popolazioni locali, garantiscono servizi alla persona laddove comincia a diffondersi nei piccoli borghi il ricorso a un aiuto extrafamiliare. Gli immigrati si integrano sempre più nei borghi e la loro presenza viene spesso considerata utile, sia per il concorso alla dinamica economica locale che per l’apporto che essi sanno conferire alla vivacità culturale presente nelle comunità.

Nei piccoli centri arriveranno gruppi di giovani metropolitani che rifiuteranno la cultura urbana in favore di un ritorno alla natura ricercando un contesto “di vita” più autentico e creativo. Questi giovani eviteranno di farsi guidare da una concezione “mitica” di tale ritorno e sapranno quindi avere praticità, umiltà e idee chiare.

Le giovani coppie invece saranno alla ricerca di “contesti di vita più economici” ed avranno grande disponibilità ad integrarsi nel tessuto sociale preesistente tipico dei borghi. La dinamica demografica, per tanti piccoli Comuni, costituirà un fattore di facilitazione della qualità complessiva della comunità locale. Il borgo potrà divenire il palcoscenico di ruoli urbani spesso dimenticati e dunque nel borgo i cittadini saranno più interessati e motivati a contribuire al miglioramento delle condizioni di vita, all’introduzione di servizi alla persona, alla creazione di piccole imprese e per la fruizione culturale, potranno contribuire alla salvaguardia di quei contesti e di quei valori di amicizia e reciprocità che li hanno spinti in quei luoghi.

Anche questi nuovi cittadini saranno i “protagonisti” dell’evoluzione socio-culturale ed economica delle comunità dei borghi. Questa “mescolanza” di vecchi e nuovi cittadini produrrà una interessante modalità di coesione e una nuova partecipazione.

Vi è quindi la grande opportunità di creare comunità “aperte e solidali” capaci di rigenerare risorse e opportunità locali, comunità propense ad apprezzare una logica di sviluppo sostenibile e rispettoso dei valori patrimoniali storicamente consolidati.