
Il più recente dibattito politico e culturale sulle tematiche urbanistiche è, purtroppo, concentrato soprattutto sulla grande scala, tanto che tutte le legislazioni urbanistiche regionali hanno necessariamente (e fortunatamente) introdotto la pianificazione associata per quelle realtà amministrative più piccole che non sono in grado di misurarsi autonomamente con le grandi questioni della trasformazione sostenibile del territorio per una crescita incentrata su aspetti di socialità e solidarietà tra i cittadini e con la sfida del recupero del patrimonio immobiliare pubblico e privato piuttosto che il consumo di nuovo suolo, ormai sempre più prezioso.
Con l’affermarsi delle dinamiche di urbanizzazione diffusa, in cui la “concentrazione” diviene la discriminante economica che decide la localizzazione delle risorse pubbliche e private, i piccoli comuni sono inevitabilmente esclusi dalle più importanti politiche di sviluppo urbano e quindi essi sono destinati a soffrire ancora, in futuro, di svariate forme di degrado (economico, sociale, edilizio, culturale, ecc.) se non addirittura ad estinguersi (spopolamento, il declino delle economie tradizionali, la marginalità rispetto ai flussi ed alle infrastrutture, la carenza di servizi territoriali).
A questo disagio urbano, non è più sufficiente rispondere, come si è fatto fino ad oggi, cercando di canalizzare la finanza pubblica senza porre al centro i temi della sostenibilità come scelta strategica, della qualità dello spazio pubblico, delle politiche energetiche e della partnership tra società civile, mondo produttivo e buon governo. I borghi caratteristici non devono essere considerati il rifugio simbolico ed emotivo dallo “spaesamento” delle città ma devono poter essere i “luoghi nuovi” dove i grandi temi contemporanei si inverano positivamente in situazioni locali e trovano una loro nuova identità nello spazio fisico in cui si forma l’esperienza umana delle relazioni.
Il futuro dei borghi si basa sulla loro capacità nell’essere competitivi. Una capacità competitiva sul versante interno (i cittadini residenti, ovvero il desiderio di continuare a vivere nel borgo) e su quello esterno (la capacità di attrarre turisti, nuovi residenti e anche nuove imprese).
L’approccio strategico da sperimentare dovrebbe, quindi, essere complesso ed integrato, ovvero una visione nuova pensata per i piccoli comuni che, partendo dal sistema specifico dei “valori” e delle risorse locali, sia in grado di rafforzare il legame tra i luoghi e i desideri degli abitanti e di generare “ottimismo” per le persone che vorrebbero continuare ad appartenere al contesto identitario di quel luogo e, allo stesso tempo, capace di aprirsi ad una società più ampia a cui offrire una destinazione rispondente a nuovi bisogni di autenticità, qualità di vita e sostenibilità ambientale.
Salvaguardare l’identità storica dei borghi caratteristici significa mantenere tutta la gamma dei linguaggi propri della città tradizionale, dotandosi di strumenti per una pianificazione urbana responsabile e a misura d’uomo in grado di progettare e svolgere “modelli di valorizzazione” nei quali si intrecciano diversi elementi: dal recupero dei tessuti degradati alla riqualificazione e rifunzionalizzazione delle aree; dalla creazione di spazi che tengano conto del genius loci all’uso accorto delle risorse con la consapevolezza della loro “finitezza” nel tempo e nello spazio; dalla protezione dall’inquinamento alla introduzione di pratiche costruttive significativamente ecologiche basate anche sul valore dei materiali tradizionali.
Diventa, inoltre, prioritario porre l’accento sulla necessità di inventare forme nuove di coinvolgimento della popolazione alle scelte di trasformazione del proprio territorio e alla sua gestione. Ad un coinvolgimento sempre più ampio per numero di persone e per quantità di temi affrontati, deve corrispondere una partecipazione attiva concretamente collegata con la realtà territoriale da cui devono emergere opportunità di apprendimento e di cambiamento. Occorre in questo senso promuovere l’introduzione di processi decisionali inclusivi volti a spronare i diversi operatori ad acquisire linguaggi e strumenti che consentano di dialogare, operare, prendere decisioni in maniera realmente integrata ed in un’ottica multidisciplinare.
Si tratta, quindi, complessivamente, di promuovere e realizzare programmi che, con riferimento alle vocazioni dei territori, sappiano coniugare strategia, innovazione ed integrazione con una scala di interventi che siano capaci di:
In questo quadro diventa cruciale il ruolo che la pratica edilizia svolge nella rigenerazione dell’intera immagine urbana. L’intervento sul patrimonio insediativo deve costituire uno strumento complesso di risposta non solo ai problemi funzionali e tecnici ma anche l’occasione per valorizzare l’immagine e il paesaggio urbano, rendendo espliciti i rapporti che intercorrono tra il singolo manufatto ed il contesto in cui si inserisce. Ciò a condizione che si attivi un “patto” tra cittadini e Amministrazione per l’innalzamento della qualità degli interventi e che si adotti una metodologia di azione capace di sovrapporre agli indicatori di qualità tradizionali quelli relativi ai nuovi parametri della sostenibilità ambientale ed energetica.
Per un’efficace azione di recupero e di riqualificazione del patrimonio edilizio occorre adottare, nei borghi, una visione strategica e pianificatoria basata sui seguenti criteri ispirati:
Nel percorso verso uno sviluppo urbano promosso nell’ottica della sostenibilità ambientale e della coesione sociale risiede una delle principali sfide per il futuro dei borghi: i borghi devono mantenere e migliorare il loro carattere di “veri luoghi”, devono fornire una “prestazione” urbana di qualità ai residenti compresi quelli temporanei (visitatori e turisti) e, attraverso un “paesaggio urbano” valorizzato e/o “riconquistato” divenire una destinazione autentica.